CAPITOLO I

PROGETTO LINGUE 2000

Premessa

  1. Le ragioni di una scelta
  2. Ipotesi di percorso

Le proposte per i vari cicli scolastici

  1. Scuola materna
  2. Scuola elementare
  3. Scuola media
  4. Biennio
  5. Triennio

Analisi dello stato dei fatti

  1. Scuola materna
  2. Scuola elementare
  3. Scuola media
  4. Scuola secondaria di II grado

3.1 Biennio

3.2 Triennio

 

SEZIONE I

 

PREMESSA

1. Le ragioni di una scelta

1. 1 La pluralità delle lingue per la formazione del cittadino europeo

La costruzione di una cittadinanza europea passa attraverso la comprensione della varietà dei modi di vita, tradizioni culturali, valori, atteggiamenti che connotano i paesi dell'Unione europea. Una familiarizzazione con le culture che compongono il quadro dell'Europa dei popoli è uno dei contributi più produttivi che la scuola può e deve dare per la formazione dei cittadini europei.

La conoscenza di una lingua comunitaria è la via privilegiata sul piano formativo, poiché la lingua è il veicolo più diretto per l'accesso alla cultura di un altro popolo; per questa ragione è quindi indispensabile che venga garantito lo studio di una lingua straniera in ogni ordine e grado di scolarità e venga offerto a tutti l’insegnamento facoltativo di una seconda lingua straniera.

Alle soglie del 2000 l'acquisizione di almeno due lingue comunitarie oltre la propria per ogni "cittadino europeo" è essenziale per il successo dell'Europa.

E’ indubbio che sarebbe ideale per ogni sistema scolastico garantire ai propri studenti una competenza in due lingue straniere, ma la realtà è molto diversa: la maggior parte degli alunni europei completa il ciclo dell’obbligo con un livello di competenza insoddisfacente nell’unica lingua straniera studiata. Non è un caso che in questo momento tutti i governi europei stiano ponendosi i medesimi interrogativi sulle decisioni da prendere e sulle modalità più opportune per attivare un processo che sviluppi gli apprendimenti linguistici in modo veramente efficace.

E’ in quest’ottica che alcune importanti decisioni sono state prese e numerose attività si sono sviluppate.

In ambito di Unione Europea i numerosi Programmi d’Azione (Lingua, Comenius, Leonardo da Vinci, ecc.) hanno permesso di approfondire tematiche e fornire esempi di buone pratiche, mentre il Libro Bianco Insegnare e Apprendere, pubblicato dalla Commissione Europea nel 1995, individua nella scarsa conoscenza delle lingue straniere uno degli ostacoli alla mobilità di studenti e lavoratori e conseguentemente pone la promozione della conoscenza di tre lingue comunitarie come quarto obiettivo generale.

In ambito di Consiglio d’Europa i risultati delle ricerche e degli studi di questi ultimi anni sono confluiti in due pubblicazioni di grande rilevanza: il Quadro comune europeo di riferimento e il Portfolio linguistico europeo.

In entrambi i documenti sono forniti opportuni suggerimenti per definire descrittori e livelli di competenze linguistiche nonché modalità per certificare dette competenze.

1.2 La continuità per qualificare l'offerta formativa

L'introduzione della lingua straniera nel curricolo della scuola elementare ha generato un’esigenza di continuità dell'apprendimento linguistico già avviato. Gli alunni si aspettano di continuare a studiare la stessa lingua nella scolarità successiva: questo diritto non può essere mortificato nella scuola dell'obbligo. Bisogna quindi dare l'opportunità di proseguirne lo studio attraverso offerte opzionali di durata variabile e attraverso percorsi diversificati in relazione a specifiche abilità da sostenere o rinforzare così come prevedere attività di potenziamento delle lingue curricolari. Continuare a studiare la lingua iniziata alla scuola elementare, sia essa l'Inglese, il Francese, il Tedesco o lo Spagnolo, è una richiesta fortemente presente; a tale esigenza la L.440/97 ha permesso di dare risposta attraverso l'ampliamento dell'offerta formativa. Ma non basta: oltre l'attuale scuola dell'obbligo, bisogna pensare alla continuità almeno nell'attuale biennio della secondaria superiore. Ciò comporta un'ulteriore ragione per offrire una seconda lingua comunitaria a tutti gli studenti.

1.3 L'Inglese come priorità

Il ruolo della lingua inglese come lingua di comunicazione transnazionale e come alfabeto delle nuove tecnologie indica alla scuola una scelta prioritaria: nel documento elaborato dalla Commissione dei saggi, Contenuti essenziali per la formazione di base (marzo 1998), emerge con forza l'idea che l'offerta dell'Inglese deve essere generalizzata e metodologicamente adeguata sia ai bisogni comunicativi, sia alle esigenze di orientamento e di utilizzo delle tecnologie informatiche e multimediali ormai presenti in tutti i settori del lavoro e nella vita quotidiana.

Si possono prevedere due ipotesi:

  1. l’inglese è la prima lingua obbligatoria curricolare a partire dal ciclo primario, come avviene in alcuni paesi (Danimarca, Paesi Bassi, Grecia). Una seconda lingua si affianca all’inglese dal primo anno del ciclo secondario (11 anni);
  2. l’inglese è opzionale ma se ne prevede almeno l’apprendimento come lingua di comunicazione nell’arco della scolarità dell’obbligo.

 

1.4 La certificazione delle competenze e i crediti scolastici/formativi

Nell’Europa della mobilità bisogna prevedere che qualsiasi credito acquisito durante la scolarità sia spendibile in tutto il percorso di formazione e trasportabile in qualsiasi ambito professionale. E’ essenziale quindi introdurre la certificazione degli esiti di apprendimento.

A livello europeo e internazionale già esistono enti accreditati che misurano e certificano i livelli di competenza nelle lingue straniere a cui si può fare riferimento per introdurre la cultura e la pratica della certificazione anche nel sistema scolastico italiano. Ciò implica un ripensamento del sistema di valutazione in relazione a capacità/competenze definite in termini di livelli di abilità linguistiche singole o integrate. Si tratta di delineare e proporre una serie di segmenti di insegnamento, autoconsistenti ma tra loro correlati, e di indicare strumenti e modalità per la valutazione dei risultati.

Affinchè l’apprendente possa inoltre raccogliere le esperienze di apprendimento e le competenze maturate nelle varie lingue nell’arco della sua carriera scolastica e oltre, può servire da modello il "Portfolio linguistico" elaborato dal Consiglio d’Europa. Tale documento diventa una "tessera personale delle competenze linguistiche" che ciascun allievo modifica, aggiorna e perfeziona seguendo il suo percorso formativo. Le competenze parziali in una o più lingue straniere vengono così capitalizzate e possono essere perfezionate in qualsiasi altro momento dell’iter scolastico e professionale.

 

2. Ipotesi di percorso

Il percorso ipotizzato rientra nel contesto delle opportunità offerte dalla L.440/97 e dal D.M. 251/98 che consentono sia l’erogazione di una offerta aggiuntiva che una maggiore flessibilità, a normativa vigente, nell’organizzazione della didattica.

L’insegnamento/apprendimento delle lingue straniere si sviluppa secondo blocchi di apprendimento che portano al raggiungimento di livelli di competenza mutuati dal "Quadro Comune Europeo di riferimento". E’ opportuno precisare che tale documento, oltre ad offrire un repertorio degli studi sulla metodologia dell’insegnamento delle lingue straniere, rappresenta la ricerca di "un linguaggio comune" al fine di rendere comparabili e trasparenti i percorsi, le tappe di apprendimento e i livelli di competenza raggiunti nelle lingue europee. Il Quadro Comune Europeo non ha quindi nulla di prescrittivo: i livelli indicati necessitano di adattamento alle specifiche situazioni territoriali e scolastiche in quanto rappresentano una tendenza e una necessità di "capirsi" oltre i confini nazionali e non un modello unico al quale attenersi scrupolosamente.

2.1 Dalla scuola materna al biennio

La tabella A sottostante ipotizza un possibile percorso di insegnamento di due lingue straniere, dove la prima inizia con un percorso propedeutico sin dalla scuola materna e prosegue con 800 ore di apprendimento formale; la seconda inizia dalla scuola media e prosegue fino al termine del biennio (triennio per l’istruzione professionale e gli istituti d’arte), per 440 ore.

Tabella A

 

materna

elementare

media

biennio
triennio professionale
e istituti d’arte

1a lingua Livelli

100 ore

propedeutico

300 ore

introduttivo (A1)

300 ore

intermedio/soglia

(A2/B1)

200 ore

soglia/avanzato (B1/B2)

2a lingua Livelli

 

_____

 

_____

240 ore

introduttivo/intermedio (A1/A2)

200 ore

intermedio/soglia

(A2/B1)

Allo stato attuale ci si attesta sull’affermazione che la prima lingua si colloca dentro il curricolo, la seconda fuori, in forma facoltativa e aggiuntiva.

2.2. Il triennio

Relativamente al triennio si prospetta uno sviluppo che considera ancora due lingue (una dentro il curricolo e l’altra fuori) per esigenze di continuità con gli studi precedenti e per rispondere al bisogno già indicato nella premessa di mantenere la competenza comunicativa in almeno due lingue straniere lungo l’arco della scolarità. Nella tabella B sottostante si traccia una ipotesi di insegnamento linguistico per gli anni conclusivi della scuola superiore

Tabella B

1alingua

livello

200 ore

mantenimento delle competenze

2alingua

livello

300 ore

soglia/avanzato (B1/B2)

Per la prima lingua straniera, quindi, potrebbero essere predisposte attività di mantenimento delle competenze acquisite nel biennio precedente, anche attraverso percorsi correlati ai contenuti specifici dell’ordine di scuola

La seconda lingua, invece, potrebbe essere orientata, oltre al raggiungimento del livello ipotizzato, a contenuti specifici dell’ordine di scuola.

Tenuto soprattutto conto delle facilitazioni offerte dalla fascia di età di riferimento (16-18 anni), è necessario nell’arco del triennio aumentare il tempo di "esposizione" alla lingua anche con soggiorni all’estero e con la diffusione di programmi TV e film in lingua originale per determinare sempre più un bisogno effettivo di "lingua straniera" come chiave di comprensione e interpretazione del mondo.

Per quanto riguarda il triennio, l’ipotesi dell’offerta aggiuntiva non si applica naturalmente dove sono già presenti in ordinamento almeno due lingue straniere. In tal caso l’offerta consiste in attività di potenziamento e/o mantenimento delle competenze nel quadro dei processi innovativi proposti dal progetto Lingue 2000.

2.3. Condizioni di fattibilità

L’ipotesi di reimpostare il percorso di insegnamento delle lingue straniere nel sistema di formazione passa attraverso azioni impegnative nei seguenti campi:

 

 

SEZIONE II

Le proposte per i vari cicli scolastici

 

  1. La proposta per la scuola materna

Dal secondo anno della scuola materna si possono prevedere, come prima presa di contatto con la lingua straniera, attività di sensibilizzazione e familiarizzazione ai suoni e ai segni della lingua straniera per la fruizione, produzione e concettualizzazione dei sistemi di rappresentazione riferibili ai diversi tipi di codici. Tale azione mira alla costruzione condivisa, tra scuola materna ed elementare, di un percorso di lingua straniera unitario e continuo.
Il percorso di apprendimento per questa fascia di età è finalizzato pertanto a favorire negli allievi lo sviluppo di capacità di base propedeutiche all’acquisizione di competenze pragmatico comunicative da sostenere e potenziare nel primo ciclo della scuola elementare.
Si può ragionevolmente prevedere il raggiungimento di una competenza propedeutica al livello livello introduttivo-elementare (A1)

1.1 Modularità

A partire dal secondo anno, nell’arco di un biennio, si ipotizza di organizzare 100 ore di insegnamento/apprendimento della lingua straniera in moduli flessibili destinati a gruppi di apprendimento di dimensioni ridotte (massimo quindici unità)

1.2 Risorse professionali

Considerando la valenza della continuità di apprendimento negli allievi della scuola materna ed elementare, è necessario prevedere una formazione comune tra gli insegnanti dei due ordini di studi per la condivisione del nuovo modello didattico organizzativo. Per soddisfare i bisogni di apprendimento legati a questa fascia di età, si possono tuttavia prevedere momenti di formazione specifici.
Si rinvia pertanto al paragrafo relativo della proposta per la scuola elementare.

     

  1. La proposta per la scuola elementare

Lo studio di una lingua straniera obbligatoria e curricolare per n. 300 ore effettive prevede l’avvio del processo di consapevolezza della lingua e lo sviluppo delle abilità di comunicazione orale di base su contenuti linguistici precisi in ambiti legati al vissuto del bambino. Una particolare enfasi sarà posta sull’aspetto fonologico e sullo sviluppo delle abilità ricettive. La scrittura può essere strumentalmente usata in funzione degli obiettivi specifici di apprendimento.
Si può ragionevolmente prevedere il raggiungimento di una competenza comunicativa corrispondente al livello introduttivo-elementare (A1)
La scuola può prevedere lo sviluppo dell’insegnamento linguistico nell’arco dei 5 anni o su anni scolari individuati nel piano dell’offerta formativa, anche tenendo conto della continuità con lo studio in via sperimentale di una lingua straniera avviato in alcune scuole materne.

2.1 Modularità

Il monte ore da distribuire nell’arco dei 5 anni di scuola elementare si può articolare in moduli brevi e flessibili che permettono l’effettiva frequenza dei bambini, favoriscono una sistematica attività di valutazione interna, una efficace possibilità di recupero e rendono l’apprendimento della lingua fattore di motivazione e non causa di ansia o scoraggiamento. Ciò comporta:

2.2 Risultati attesi/certificazioni

Nel documento del Consiglio d’Europa Portfolio europeo delle lingue, si legge che "durante l’infanzia e all’inizio dell’adolescenza, il problema delle qualificazioni non si pone veramente". Quelle che esistono (per esempio, i certificati del Trinity College a Londra in inglese parlato, livelli da 1 a 3, e diversi sistemi di obiettivi graduati) servono a motivare il discente piuttosto che a sanzionare un livello. Al termine del ciclo di studi della scuola primaria si può comunque ipotizzare come obiettivo il conseguimento del certificato del livello di competenza corrispondente all’incirca all’A1 (introduttivo) salvo, come sempre, verifica sperimentale.
Tale livello può essere riconosciuto

2.3 Le risorse professionali

Secondo questa ottica di cambiamento risultano mutati finalità e obiettivi dell’insegnamento e pertanto occorre pensare a nuovi profili professionali, più versati sul piano della competenza nella lingua straniera.
La Direzione generale ha già pubblicato un profilo professionale dell’insegnante elementare di lingua straniera; si tratta ora di dare un impulso preciso verso la migliore definizione della competenza comunicativa, di stabilire di concerto con gli Enti culturali e gli Enti certificatori la soglia minima di competenza per i docenti, di verificare quanti la posseggano e di prevedere un ampio piano di formazione e/o riorientamento a breve-medio termine.
Quanto alle figure professionali attualmente esistenti, si rileva che oltre la metà degli insegnanti opera in qualità di specializzato. Nell’ottica dell’estensione a tutti gli allievi del territorio nazionale dell’insegnamento della lingua straniera si potrebbe anche prevedere di incentivare il passaggio dei docenti specializzati alla figura dello specialista; in questo modo sul piano puramente aritmetico le risorse professionali sul campo risulterebbero sufficienti a raggiungere il 100% della popolazione scolastica, e non solo nel secondo ciclo.
Infine, in via transitoria, laddove non è possibile reperire risorse interne, il consiglio di circolo può deliberare di avviare l’insegnamento della lingua straniera stipulando un contratto a tempo determinato con personale provvisto delle competenze che saranno individuate come soglia minima necessaria.

  1. La proposta per la scuola media

Il progetto prevede l’insegnamento di due lingue comunitarie e assume come percorso affidabile l’esperienza già attivata nell’ambito del "Fondo per l’arricchimento e l’ampliamento dell’offerta formativa", istituito con la L. 440/97, che accanto alla lingua curricolare prevede l’insegnamento di una seconda lingua comunitaria, aggiuntiva, facoltativa e extracurricolare.
L’insegnamento può essere impartito tanto da docenti interni al sistema scolastico quanto da esperti esterni in possesso di certificati e diplomi per l’insegnamento di una lingua come lingua straniera.

3.1 Prima lingua straniera (300 h.)

E’ la lingua iniziata nella scuola elementare ed è di norma nel curricolo.
Considerata la fascia di età alla quale ci si rivolge, l’accento è ancora posto sulla comunicazione con attività di ricezione, interazione e produzione, anche scritte. Vengono favoriti una maggiore presa di coscienza dei contenuti linguistici e culturali e lo sviluppo di abilità diversificate all’interno di un progetto educativo.
Nel contesto sopra delineato, in vista di una modifica dei programmi di insegnamento del 1979 e, conseguentemente, di una revisione delle prove finali dell’esame di licenza media, risulta opportuno, nell’immediato, avviare un percorso di raccordo tra l’iniziativa extra-curricolare in corso e le prassi didattiche correlate all’insegnamento curricolare, orientando il processo di insegnamento/apprendimento verso descrittori di competenze chiaramente delineati.
Si può ragionevolmente prevedere il raggiungimento di una competenza comunicativa corrispondente al livello intermedio/soglia (A2/B1)

3.2 Seconda lingua straniera (240 h.)

E’ la lingua il cui apprendimento inizia nella scuola media e si situa, di norma, fuori dal curricolo come offerta aggiuntiva.
Il percorso extra curricolare può costituire altresì l’occasione per determinare una continuità di studio della lingua straniera appresa alle elementari laddove essa non sia presente nel curricolo.
Le attività comunicative proposte sono prevalentemente orientate alla ricezione, produzione e interazione, privilegiando gli aspetti orali della lingua con l’obiettivo di acquisire competenze parziali, ossia abilità specifiche in ambiti legati alla vita quotidiana e ai rapporti interpersonali.
Si può ragionevolmente prevedere il raggiungimento di una competenza comunicativa corrispondente al livello introduttivo/ intermedio (A1/A2)

3.3 Modularità

Per entrambe le lingue, piuttosto che per anno scolare, lo studio si può articolare su moduli flessibili e di breve durata, destinati a gruppi di apprendimento di piccole dimensioni (15 studenti) individuati con criteri di uniformità di competenza. Sono previsti, come per la scuola elementare, moduli di "compensazione" o di "raccordo" che permettano più facilmente l’inserimento in classi di livello senza disperdere le competenze acquisite precedentemente, ma favorendone il recupero e il rinforzo laddove se ne ravvisi la necessità; le attività di auto-apprendimento nel laboratorio multimediale possono favorire un percorso individuale di apprendimento nel rispetto di stili e ritmi personali.

3.4 Risorse professionali

Un piano di formazione, sulla scorta di quello attivato nell’a.s. 98/99 ai sensi della C.M. 345/98, fornirà ai docenti di lingua straniera un riorientamento verso i nuovi percorsi di insegnamento.
Nel caso le risorse interne non siano disponibili o sufficienti, si può ricorrere all’assunzione temporanea di personale esterno, a contratto d’opera, fornito di requisiti specifici.

3.5 Certificazione

Come per il ciclo primario, accanto alla possibilità di certificare internamente i livelli di competenza degli allievi anche in accordo con gli Enti certificatori riconosciuti, si può prevedere una forma di certificazione esterna ad opera degli stessi Enti. La certificazione esterna è riconosciuta fuori dal percorso scolastico e spendibile in Italia e fuori dai confini nazionali.

3.6 Risorse tecnologiche

L’integrazione delle nuove tecnologie nella didattica e il ricorso ai centri di autoapprendimento, oltre a migliorare l’efficacia stessa dell’insegnamento/apprendimento delle 2 lingue, determinano negli allievi una capacità di adottare nuove strategie cognitive e di lavorare in autonomia. L’allievo è abituato sin dalle scuole elementari all’uso integrato delle nuove tecnologie e quindi è in grado di utilizzarle anche come percorso di studio individualizzato (rinforzo, sostegno, eccellenza).

 

  1. Il biennio della scuola secondaria di secondo grado

Nell’ottica della continuità risulta opportuno far tesoro delle esperienze maturate nella scuola elementare e media, nonché delle buone prassi già esistenti nella scuola superiore, che possono servire da perno per rinforzare e ridefinire gli aspetti che si sono invece dimostrati deboli nel corso degli anni.
Si prevede la continuazione di due lingue straniere; la prima curricolare e la seconda come offerta aggiuntiva fuori dal curricolo. Le certificazioni o crediti conseguiti precedentemente rendono possibile la creazione di classi o gruppi di livello omogeneo.
La scansione modulare consente di suddividere in modo flessibile le 200 ore complessive e di creare unità capitalizzabili e cumulabili fra loro. La certificazione può costituire credito scolastico spendibile per il proseguimento degli studi nel triennio e, nel futuro scenario dell’autonomia, può consentire il passaggio fra un indirizzo e l’altro.
E’ di tutta evidenza che sia negli istituti professionali che negli istituti d’arte il monte ore è ripartito sui primi tre anni, considerata l’organizzazione peculiare dei due indirizzi che prevedono un triennio seguito da un biennio post-qualifica.
Allo stato dei fatti, come per la scuola media, solo un docente reclutato attraverso i canali ufficiali può insegnare nelle classi curricolari, mentre altri profili professionali possono essere impiegati nell’offerta aggiuntiva.

4.1 La prima lingua straniera (200 h.)

Lo studio della prima lingua straniera continua con lo sviluppo integrato delle abilità a un livello più complesso, con una consapevolezza sempre maggiore dei contenuti linguistici e culturali; si cominciano anche a sviluppare le competenze in ambiti di specializzazione dei vari indirizzi.
Si può ragionevolmente prevedere il raggiungimento di una competenza comunicativa corrispondente al livello soglia/avanzato (B1/B2)

4.2 La seconda lingua straniera (200 h.)

Lo studio della seconda lingua si avvale della consapevolezza linguistica sviluppata con lo studio della prima lingua e estende i suoi ambiti alle abilità di ricezione, produzione e interazione sia scritta che orale, potenziandone al massimo l’integrazione.
Si può ragionevolmente prevedere il raggiungimento di una competenza comunicativa corrispondente al livello intermedio/soglia (A2/B1)

N. B. Nel caso lo studente decida di interrompere a questo punto la propria istruzione formale avrebbe due crediti certificati nel portfolio delle proprie competenze, da spendere nel corso della sua formazione permanente.

5. Il triennio

Lo studio delle due lingue nel triennio superiore rappresenta un valore aggiunto in quanto direttamente spendibile nella scuola come credito scolastico per l’esame di stato e poi nel mondo del lavoro. Ci si riferisce tra l’altro alla recente norma che prevede l’obbligo di sostenere un esame in una delle lingue comunitarie per l’accesso ai ruoli della pubblica amministrazione.
Si ipotizzano percorsi diversificati in base alle competenze acquisite precedentemente e alle specificità del corso di studio:

Si può ragionevolmente prevedere il raggiungimento di una competenza comunicativa corrispondente al livello soglia/avanzato (B1/B2)

5.1 Risorse professionali

Per quanto riguarda la formazione in servizio le risorse professionali interne al sistema appaiono idonee, previo in certi casi un segmento formativo di riorientamento, a sostenere un cambiamento atto a definire meglio e a perseguire gli obiettivi delineati nel progetto.
Nel caso le risorse interne non siano disponibili o sufficienti, si può ricorrere all’assunzione temporanea di personale esterno, a contratto d’opera, fornito di requisiti specifici.

5.2 Risorse tecnologiche

Il ricorso alla multimedialità diventa prezioso per tale azione, in quanto ci si può avvalere di materiali autentici che veicolano argomenti disciplinari reperibili in enciclopedie multimediali, atlanti storici, geografici, musei d’arte, riviste scientifiche e laboratori di fisica e astronomia virtuali anche accessibili tramite internet. Tali strumenti interattivi, utilizzati con adeguate competenze linguistiche, hanno molteplici valenze: facilitare e mantenere l’acquisizione di un registro linguistico specifico; arricchire le conoscenze disciplinari e multidisciplinari a seconda dell’argomento; attivare un processo di apprendimento che da guidato diventa sempre più autonomo.

 

Rappresentazione globale dei tre livelli di riferimento

(cfr. Quadro Europeo Cap. 8.4.3, Tabella 6.)

A - Livello Base

 

A.1 -------------------------------------->   A.2

(introduttivo  o di scoperta)                                (intermedio     o di sopravvivenza)    

                                 

 

 

Livello Base

A1

Comprende e usa espressioni di uso quotidiano e frasi basilari tese a soddisfare bisogni di tipo concreto. Sa presentare se stesso/a e gli altri ed è in grado di fare domande e rispondere su particolari personali come dove abita, le persone che conosce e le cose che possiede. Interagisce in modo semplice purché l’altra persona parli lentamente e chiaramente e sia disposta a collaborare.

 

A2

Comprende frasi ed espressioni usate frequentemente relative ad ambiti di immediata rilevanza (Es. informazioni personali e familiari di base, fare la spesa, la geografia locale, l’occupazione). Comunica in attività semplici e di routine che richiedono un semplice scambio di informazioni su argomenti familiari e comuni. Sa descrivere in termini semplici aspetti del suo background, dell’ambiente circostante sa esprimere bisogni immediati.

Livello Autonomo

B1

Comprende i punti chiave di argomenti familiari che riguardano la scuola, il tempo libero ecc. Sa muoversi con disinvoltura in situazioni che possono verificarsi mentre viaggia nel paese in cui si parla la lingua. E’ in grado di produrre un testo semplice relativo ad argomenti che siano familiari o di interesse personale. E’ in grado di descrivere esperienze ed avvenimenti, sogni, speranze e ambizioni e spiegare brevemente le ragioni delle sue opinioni e dei suoi progetti.

 

B2

Comprende le idee principali di testi complessi su argomenti sia concreti che astratti, comprese le discussioni tecniche nel suo campo di specializzazione. E’ in grado di interagire con una certa scioltezza e spontaneità che rendono possibile un’interazione naturale con i parlanti nativi senza sforzo per l’interlocutore. Sa produrre un testo chiaro e dettagliato su un’ampia gamma di argomenti e spiegare un punto di vista su un argomento fornendo i pro e i contro delle varie opzioni.

Livello Padronanza

C1

Comprende un’ampia gamma di testi complessi e lunghi e ne sa riconoscere il significato implicito. Si esprime con scioltezza e naturalezza. Usa la lingua in modo flessibile ed efficace per scopi sociali, professionali e accademici. Riesce a produrre testi chiari, ben costruiti, dettagliati su argomenti complessi, mostrando un sicuro controllo della struttura testuale, dei connettori e degli elementi di coesione.

 

C2

Comprende con facilità praticamente tutto ciò che sente e legge. Sa riassumere informazioni provenienti da diverse fonti sia parlate che scritte, ristrutturando gli argomenti in una presentazione coerente. Sa esprimersi spontaneamente, in modo molto scorrevole e preciso, individuando le più sottili sfumature di significato in situazioni complesse.

N.B.: Il repertorio dei descrittori dei primi tre livelli di competenza comunicativa - A1, A2 e B1 - è stato tradotto in lingua italiana e si può consultare sulle "Linee Guida" citate.

 

SEZIONE III – Analisi dello stato dei fatti

 

  1. la scuola materna

1. 1 Lo stato dei fatti

Esistono attualmente due tipi di sperimentazione relativi all’introduzione di una lingua straniera nella scuola materna, destinato a bambini compresi tra l’età di 3-6 anni.

A. Hocus e Lotus

Con il D.M. 31.1.1998 è stata autorizzata la sperimentazione a livello nazionale in 111 scuole che propone un metodo di insegnamento basato sul concetto di evento narrativo (detto format) che si ripete circa 15 volte in 3 modalità: rappresentazione teatrale, mini-musical e fiaba. Attenzione particolare è posta sull’apprendimento del lessico e di semplici frasi scelte per la loro stretta rilevanza con l’evento presentato.

B. Sperimentazione

E’ in corso un’attività sperimentale di apprendimento precoce della lingua straniera ai sensi dell’art.278 del D.L.vo n°297/94 che riguarda 34 scuole, alcune delle quali (7) hanno attivato progetti congiunti con la scuola elementare.

1. 2 Le risorse professionali

Una formazione specifica di formazione linguistica e metodologico-didattica di 2 giorni intensivi a trimestre è prevista per gli insegnanti selezionati per la prima sperimentazione. Oltre a questi incontri, è stato attivato un servizio di assistenza e interazione continuativa via posta elettronica con il Comitato Scientifico.

Per la seconda sperimentazione vengono utilizzate risorse professionali idonee già esistenti nelle scuole che l’hanno attivata.

1.3 Gli esiti degli alunni

Nella prima sperimentazione la valutazione sugli esiti dell’apprendimento è prevista a partire dal terzo anno, pertanto non si hanno ancora risultati da analizzare. Uno studio condotto nelle scuole che operano in continuità con la scuola elementare per valutare l’impatto dell’apprendimento precoce sull’acquisizione della lingua nei cicli successivi potrebbe fornire utili indicazioni.

 

2. La scuola elementare

2.1. Lo stato dei fatti

L’insegnamento della lingua straniera nella scuola elementare fonda le sue radici nella premessa ai programmi didattici del 1985, nel dettato dei programmi medesimi, nella legge 148/1990 - riforma dell’ordinamento della scuola elementare -, nel d.m. 28 giugno 1991, che disciplina le modalità di tale insegnamento.

A seguito dell’emanazione del decreto 28 giugno 1991 citato, prende avvio una vasta azione tesa ad introdurre l’insegnamento delle lingue straniere nel maggior numero di classi possibili del secondo ciclo della scuola elementare con una intensità tale che allo stato oltre il 75% degli allievi del secondo ciclo è interessato al processo di apprendimento e di questo oltrel’81% sta studiando la lingua inglese.

1.2 Le risorse professionali

Circa il reclutamento del personale docente, ad un iniziale rigore, che vede i docenti autocandidati, laureati compresi, sottoporsi ad un test di competenza, fa seguito una politica di assunzione di tutti coloro che si dichiarano disponibili ad insegnare la lingua straniera, previo corso di formazione e/o di aggiornamento.

Questa scelta, quantitativa per così dire, comporta che gli insegnanti impiegati per tale insegnamento risultino competenti nella lingua da insegnare in ragione di corsi di formazione della durata di 300 o 500 ore, svolti, inoltre, in contemporanea con il proprio servizio di insegnamento.

Nella fase pionieristica tutto ciò è stato possibile ed è anche stato funzionale. Le stesse indicazioni dei programmi dell’85 assumono legittimamente l’insegnamento delle lingue straniere come un arricchimento del curricolo, una finestra sul mondo, il percorso per la sprovincializzazione, e fanno blandamente riferimento ad una competenza finale, persino e inopinatamente nell’abilità di scrittura, che abiliti gli allievi a comunicare con altri a un livello atteso di padronanza.

Il corpo docente viene impiegato secondo due distinte funzioni:

docente specialista, figura atipica di insegnante che insegna solo la lingua straniera, lasciando il resto del curricolo al team tradizionale degli insegnanti del modulo (tre insegnanti su due classi, di norma);

docente specializzato, componente il team del modulo, che insegna la lingua straniera insieme con le componenti disciplinari dell’area a lui assegnata.

1.3 Gli esiti degli studenti

Il risultato dell’azione didattica improntata ai principi indicati sono noti per mero dato esperienziale. Gli allievi e i genitori sono sostanzialmente soddisfatti dell’insegnamento della lingua straniera che si colloca abbastanza fuori dalla prassi didattica corrente delle altre discipline e "motiva" intrinsecamente il bambino; quanto alle competenze comunicative si è di fronte a tutta la gamma dei risultati possibili, spesso in relazione stretta con le competenze dei docenti che hanno insegnato la lingua straniera.

La Direzione generale ha avviato una rilevazione qualitativa sugli esiti in collaborazione con l’università di Roma. Esistono studi di settore, a cura di singoli soggetti (Provveditorati, IRRSAE).

1.4 Il dettato dei programmi del 1985

Fino alla prima metà degli anni 80 lo studio delle lingue straniere pone gli obiettivi di immediata spendibilità comunicativa quasi in secondo piano in rapporto alle finalità più genericamente formative e culturali. Oggi, tuttavia, i ritmi del confronto europeo e le politiche di investimento nell’istruzione e nella formazione in ambito nazionale ed internazionale impongono che gli allievi della scuola italiana imparino quanto prima a comunicare nelle lingue europee più diffuse, con ciò stesso potenziando le proprie capacità cognitive e le proprie strategie di apprendimento.

Comunicare in una lingua altra rispetto la lingua materna significa già pensare in dimensione europea e tale prospettiva può peraltro realizzarsi sia attraverso l’uso comunicativo e funzionale delle lingue apprese, sia attraverso una esposizione più frequente agli stimoli e ai segnali delle culture altre che sono presenti nella realtà italiana contemporanea. I linguaggi non verbali che i giovani padroneggiano anche per portato culturale personale, i media che sono ormai alla portata di tutti gli studenti, spesso nello stesso ambito scolastico, le nuove tecnologie multimediali che il sistema istruzione ha messo a disposizione nelle aule scolastiche, rappresentano mezzi e strumenti "privilegiati" per accompagnare, rinforzare e mantenere le competenze comunicative in una lingua straniera.

Infine, nella parte dei programmi dedicata alla lingua straniera, che contiene indicazioni pregevoli, si può leggere che "è importante che al termine della scuola elementare il fanciullo sia in grado di sostenere una facile conversazione e una breve lettura".

Sebbene, poi, nelle indicazioni didattiche si rilevi un esplicito riferimento alle abilità di comunicazione, non viene mai posto un accento molto forte nel dichiarare né i livelli di competenza finali, né quelli da raggiungere lungo il percorso, ciò che invece è importante definire per gli anni a venire.

 

2. La scuola media

2.1 Lo stato dei fatti

I Programmi del ’79 per la Scuola media impostano l’insegnamento delle lingue straniere sul concetto dell’educazione linguistica, suggerendo un curricolo basato su un approccio funzionale (sviluppo delle quattro abilità linguistiche) che pone una particolare attenzione allo studio della realtà socio-culturale del paese di cui si studia la lingua, oltre che allo studio della lingua come strumento di comunicazione.

L’insegnamento della lingua straniera viene impartito per tre ore settimanali e si conclude con l’esame di licenza media.

A partire dall’anno scolastico 1987/88 la Direzione Generale dell’Istruzione Secondaria di I° grado ha avviato una sperimentazione per lo studio di una seconda lingua straniera che si è rapidamente diffusa sul territorio nazionale tanto che attualmente coinvolge oltre 16.000 classi.

Come per la lingua straniera curricolare, il modello sperimentale prevede tre ore la settimana per l’intera classe e l’esame di licenza media finale.

Oltre a quanto sopra menzionato, le richieste di apprendimento di una seconda lingua straniera hanno trovato soddisfazione anche con le risorse assegnate alle classi a tempo prolungato e in corsi facoltativi autonomamente organizzati dalle scuole.

Questi corsi hanno assunto modalità di realizzazione molto differenziate su tutto il territorio.

Con circolare ministeriale n. 335 del 26 maggio 1997 è stata offerta agli alunni che seguono un insegnamento di seconda lingua straniera in via non curricolare la possibilità di sostenere, al termine del triennio di corso, una prova d’esame finalizzata ad accertare il livello di preparazione raggiunto.

La più recente iniziativa per l’insegnamento/apprendimento della seconda lingua comunitaria riguarda il progetto che ne prevede l’introduzione in forma extracurricolare, aggiuntivo e facoltativo e che ha raggiunto, nell’anno scolastico 1998-99, circa centomila alunni.

Quest’ultimo progetto è stato affiancato da una articolata azione di formazione rivolta sia a formatori sia a docenti impegnati nei corsi d’insegnamento della seconda lingua comunitaria.

 

3. La scuola secondaria di secondo grado

3.1 Lo stato dei fatti nel biennio

La situazione a livello di scuola superiore appare frammentata; nei diversi ordinamenti esistenti la lingua straniera viene insegnata con orari e finalità differenti, secondo i vari indirizzi di studio.

Per rendere omogenei i diversi livelli di ingresso in una struttura rigida di classe e orari, l’insegnamento della lingua straniera riparte spesso da un livello iniziale che mortifica le conoscenze pregresse degli studenti.

La mancanza di raccordo con la scuola media e la conseguente impossibilità di valorizzare le competenze possedute in entrata, suscita abbassamento della motivazione, false partenze, ripetizioni inutili; se si riparte da un livello iniziale il monte ore dedicato alle lingue straniere appare insufficiente rispetto al raggiungimento degli obiettivi e dei contenuti; se invece si intendono valorizzare le conoscenze pregresse l’estrema eterogeneità dei livelli rende difficile il compito.

Allo stato, pur nel rispetto della specificità degli indirizzi, gli obiettivi dei bienni si rifanno sostanzialmente a logiche condivise. I programmi cosiddetti Brocca sono adottati da un largo numero di scuole e condivisi anche da quei docenti di lingua straniera che operano in contesti di stampo più tradizionale.

L’innovazione significativa consiste nel declinare il programma delle varie discipline in termini di obiettivi di apprendimento e non più di contenuti. Appare definito il riferimento alle competenze che l’allievo deve acquisire in termini di conoscenze e operatività e in quanto tali osservabili e misurabili.

Relativamente ai contenuti, si nota una maggiore flessibilità e la possibilità di scegliere percorsi diversi a seconda delle esigenze specifiche.

La finalità principale dell’insegnamento linguistico nel biennio consiste nella "acquisizione di una competenza comunicativa che permetta di servirsi della lingua in modo adeguato al contesto". Pur trattandosi di un indicatore generico, pone le basi per la definizione di livelli di competenze.

3. 2 Lo stato dei fatti nel triennio

Durante il triennio, sempre secondo i programmi Brocca, le finalità dell’apprendimento integrano e ampliano quelle degli anni precedenti e mirano al contempo a potenziarne alcuni aspetti soprattutto di carattere più ampiamente culturale; inoltre, gli obiettivi di apprendimento proposti si orientano verso l’acquisizione del linguaggio di specialità caratterizzante i diversi indirizzi..

La distribuzione oraria insufficiente, il dettato degli attuali programmi che prevedono sempre e comunque il raggiungimento di una competenza legata all’indirizzo, la necessità di privilegiare lo scritto (comprensione e produzione) anche in vista dell’esame finale, non consentono sempre lo sviluppo e il mantenimento delle competenze audio-orali per scopi pragmatici.

La mancanza di un piano organico nazionale di misurazione degli esiti e di valutazione dell’azione didattica non consente di valorizzare le buone prassi e i validi risultati conseguiti dagli allievi, come si può invece dedurre frequentemente dai dati esperienziali.

Accanto ai programmi Brocca, le sperimentazioni del liceo classico europeo e del liceo ad opzione internazionale hanno apportato innovazioni significative circa il potenziamento e il mantenimento lungo l’arco della scuola superiore della competenza linguistica attraverso la veicolazione in lingua di discipline non linguistiche. Il progetto sperimentale è risultato anche essere un utile fattore di confronto fra i diversi sistemi scolastici dell’Unione, di sviluppo della dimensione europea e di ampliamento delle possibilità di spendere il proprio titolo di studio fuori dai confini nazionali. Nell’ottica di una ridefinizione degli obiettivi di apprendimento, la veicolazione in lingua di materie non linguistiche potrebbe rappresentare un possibile percorso di insegnamento delle lingue comunitarie da estendere sul territorio nazionale, soprattutto al triennio della scuola superiore. Ciò permetterebbe di non appesantire il curricolo con ore dedicate all’insegnamento di due lingue straniere, in quanto la competenza in una si manterrebbe tramite la veicolazione di una o più materie in lingua.

 

Conclusioni

Le varie sperimentazioni che finora sono state condotte hanno messo in luce la necessità di definire sempre più puntualmente gli obiettivi di uscita dei percorsi di formazione, anche segmentandoli in moduli flessibili nel tempo. Il dibattito sull’apprendimento per tutto l’arco della vita e la costruzione di un portfolio personale che ne registri le tappe ha inoltre evidenziato la necessità di creare un sistema di documentazione delle competenze acquisite con crediti e certificazioni che abbiano un valore oggettivo nel mondo scolastico e/o professionale.